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Design & User Experience

 

User experience al tempo della pandemia Covid19.

Oggi mi sono recato in farmacia per eseguire un tampone. Dopo aver telefonato e fissato l’orario arrivo e mi reco sul posto.

Arrivato al piazzale dove ci sono alcune persone sparse qua e là, una lavagna a fogli che recita tre istruzioni:

1) prendi il numero

2) compila la liberatoria

3) attendi la chiamata

Oltre a un monito molto severo di non entrare in farmacia prima di conoscere il risultato del tampone.

Il problema è che, anche guardandomi attorno, non riesco a capire come avere il numerino. Dove si trova?

Inizio ovviamente a osservare cosa fanno gli altri e mi sento un po’ in imbarazzo per non riuscire in questa attività così semplice, come se venissi giudicato. Inoltre, mi aspettavo di trovare i numeri vicino all’istruzione (sono andato addirittura a pensare di cercare un distributore di ticket da supermercato).

Mi trovo costretto a chiedere a chi ce l’ha fatta. Con poca sorpresa scopro che non sono l’unico che non ha notato i piccolissimi post-it blu attaccati in alto a sinistra.

Risolto il primo problema, devo capire dove firmare la liberatoria. Anche in questo caso non trovo alcun aiuto o indicazione ma solo un tavolino poco distante che richiede semplicemente di arrangiarsi.

Sostando vicino alla lavagna, ho iniziato a ricevere domande come quella che avevo fatto io inizialmente. Comincio così a dare suggerimenti ai nuovi arrivati che si trovavano sperduti e leggermente frustrati.

Sono proprio queste piccole e insignificanti esperienze che ci rendono più o meno propensi a farci stare bene o a infastidirci.

Trasliamo questa breve storia nell’ambito digitale e realizziamo che un utente scontento significa un cliente in meno e un detrattore assicurato.

 

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